venerdì 22 maggio 2020

GIORNATA DELLA BIODIVERSITÀ 2020




Nell'Anno della Biodiversità, oggi si festeggia la Giornata Mondiale della Biodiversità, quella che stiamo perdendo drammaticamente, anno dopo anno, senza capire bene cosa sia. Un concetto ampio e variopinto, che l'uomo comune, animale alienato, plagiato dalla civiltà dei consumi, fatica a ricollegare alle più semplici manifestazioni della Natura che circondano le nostre case. Una vespa che cerca un pertugio dove poter nidificare, un crespigno che inaspettatamente spunta tra il marciapiede e il muretto. Manifestazioni di una "natura minore" che vengono liquidate spesso a colpi di insetticida o diserbante, eppure l'unico "abc" che possediamo per tentare una rieducazione alla biodiversità più ampia del nostro Pianeta. Perché non ci vuole poi tanto, si tratta semplicemente di fare l'appello, chiamare per nome ciò che neanche conosciamo, benché partecipi della nostra vita quotidiana, riconoscere le mutue esigenze e cercare di convivere. Tollerando i pochi inconvenienti, per apprezzare gli enormi vantaggi che un ecosistema integro può donarci. Fare una donazione a una qualche grande associazione ambientalista impegnata nella difesa degli armadilli giganti o delle tigri siberiane, seppur atto meritorio, non servirà a salvarci l'anima, e neppure a cambiare in meglio questo pianeta, se non ristabiliamo prima di tutto una connessione con l'ecosistema della porta accanto, o piuttosto accanto alla porta. 
In questo percorso di rieducazione, le specie animali cosiddette "sinantropiche" (non quelle domestiche che spesso ci inducono anzi a una fuorviante attenzione) ci possono esser di grande aiuto. Tra queste, in particolare quelle che abitano dentro le nostre case, pur mantenendo il loro prezioso status di animali selvatici. Ad esempio i rondoni. Quali migliori testimonial per indurci a considerare la cura della "Casa Comune", di cui parla l'Enciclica di Papa Francesco? 
Forse il periodo di "lockdown", ha avuto l'effetto di svegliarci, di farci comprendere che attorno a noi esiste una natura che è pronta a riprendere i suoi spazi, se glielo lasciamo fare, perché gli animali ne hanno bisogno, e quindi anche noi, in quanto animali, ne abbiamo bisogno. Le incursioni di caprioli, tassi, scoiattoli, montoni, nelle nostre città, o anche alligatori, canguri etc. come si vede nel fantastico video "Animals reclaiming the world" possono forse aiutarci a guardare con più attenzione quelle specie che hanno continuato, nonostante tutto, ad abitarle, dimostrandoci che, per quanto ci allontaniamo da lei, la natura viene continuamente da noi a chiamarci, e a richiamarci. In un certo senso, la biodiversità mondiale la sua festa l'ha già vissuta nei due mesi passati, e ora, terminata la quarantena, l'uomo riprende possesso dei "suoi" spazi. Ricominceremo daccapo, come ha amaramente previsto Steve Cutts nella sua animazione Man 2020, o avremo finalmente capito qualcosa?

Visto che siamo in un'annata di emergenza, nella quale i tanti incontri da dedicare alla biodiversità sono purtroppo saltati, mi piace ancora soffermarmi a ricordare e raccontare quelli belli, e significativi dell'anno scorso, quando, esattamente in questa giornata presentavo il romanzo grafico "Dove i rondoni vanno a dormire" a Napoli, una città che identifico sempre con una "biodiversità umana" ricca ed esuberante, predisposta, a mio avviso, alla convivenza con un'avifauna, altrettanto ricca di storie e particolarità. 
Per me un attingere alle origini, visto che Napoli per molto tempo, per noi vastesi, è stata l'Università per eccellenza, quella che hanno frequentato i miei genitori, e prima ancora i nonni, e via a risalire. A me è capitato invece di studiare a Firenze, una città antitetica, con un carattere da gioielleria, e questo personale vissuto senz'altro amplifica per contrasto le sensazioni che provo ogni volta che visito Napoli. Perché se nella culla del Rinascimento mi sono continuamente soffermato a guardare i dettagli degli edifici, a Napoli trovo più interessante guardare i dettagli delle persone, portatrici, più spesso che altrove, di una dirompente originalità. L'incontro si è svolto presso la prestigiosa sede della Società dei Naturalisti, all'interno dell'Università intitolata a Federico II, autore -guardacaso- del primo "manuale" di ornitologia della storia. Ho avuto l'onore di essere introdotto da Antonino Pollio, presidente della Società, dal prof. Domenico Fulgione, che si è soffermato a parlare della socialità delle taccole e come questa possa essere influenzata dagli edifici, infine da Maurizio Fraissinet, presidente dell'Asoim, Associazione Studi Ornitologici dell'Italia Meridionale.

Nell'avvicinarmi al luogo della presentazione mi chiedevo in quale maniera la generosa umanità di Napoli mi avrebbe colpito. Ed è accaduto al primo incrocio nel quale mi sono fermato e con lo sguardo ho cercato via Mezzocannone: una signora si è prontamente alzata dal tavolino di un bar, e si è avvicinata per chiedermi con gentilezza "Ha bisogno?" per darmi poi l'indicazione sulla distanza dall'Università. Sembra una sciocchezza, ma non sono cose che accadono tutti i giorni, in tutte le città; e potrei parlare anche del simpatico pizzaiolo, nel locale dove mi sono fermato a mangiare: mi ha sentito chiamare un amico, per ricordargli dell'incontro, e al momento di salutarmi ha aggiunto: "Auguri!". "Per cosa?" chiedo allora io, "Per la presentazione" risponde lui. 
Cosa c'entra questo con i rondoni? Tanto, a mio avviso. Perché se questi piccoli segnali d'attenzione, se questa sollecitudine verso l'altro, questa apertura, questa attenzione ai dettagli, alla mimica, alle necessità non dichiarate, sono riservate anche ai nostri amici alati, sicuramente le storie di convivenza tra uccelli e uomini, nella città partenopea, devono essere affascinanti e piene di risvolti arguti e divertenti. 
Perché infine solo di questo si tratta: accorgersi di chi è intorno a noi, delle sue esigenze, delle sue specificità, accoglierlo nella sua diversità, o biodiversità. Riconoscersi. Soprattutto se qualcuno arriva da fuori, da lontano. Come può arrivare da lontano un uccello migratore. Non a caso Napoli è la prima città al mondo ad avere tre Atlanti delle specie nidificanti e svernanti, grazie soprattutto a Maurizio Fraissinet, che ha promosso l'incontro. Mi ha fatto piacere avere tra il pubblico i ragazzi dell'Asnu, Associazione di Scienze Naturali dell'Università di Napoli, le nuove leve della coscienza ambientale. Con il ricordo di un'esperienza intensa, nel segno della biodiversità, in attesa di tornare a poterci incontrare, e assembrare, liberamente.



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